Giosetta Fioroni - ArteFiera Bologna 2019 - soloshow. ph N.Zanella

LA LIMITATIVA DIREZIONE DI MENEGOI
Un’edizione con meno gallerie e meno artisti: la linea imposta dal nuovo direttore artistico

Vorrei partire da una considerazione metaforica che sintetizza gli umori raccolti, a caldo, tra operatori e visitatori di questa Arte Fiera 2019: Quando il lifting è fatto da professionisti che sanno dove mettere le mani, pensando che sia cosa ‘buona e giusta’ procedere con decisione, pur rischiando imperfezioni, l’operazione ha possibilità di riuscita.

La nostra Arte Fiera Bologna, che può vantare un primato di età su sorelle e cugine nazionali (nota curiosa: che questa sia la 43esima edizione è omesso nella comunicazione), in anni recenti mostrava un certo affanno e andava senz’altro ripensata. Ma non è impresa semplice affrontare un modello strutturale fortemente caratterizzato, soprattutto se questo avviene in una manciata di mesi e con un mercato sempre più ‘liquido’ nelle sue variabili.

La figura di Simone Menegoi, neodirettore artistico della Fiera, imprime un tratto deciso, con scelte vissute da alcune parti come troppo ‘costrittive’, ma che hanno generato anche buoni frutti nella Main Section, forse meno percepibili nelle gallerie dedite all’arte moderna e storicizzata. L’altra sezione Fotografia e Immagini in movimento è stata invece affidata ai quattro curatori della piattaforma Fantom, nata nel 2009 tra Milano e New York.

Patrick Tuttofuoco - ArteFiera - solo show -ph. N.Zanella
Patrick Tuttofuoco – ArteFiera – solo show -ph. N.Zanella

Una nuova marcia per Arte Fiera che quest’anno ha sollecitato i 141 galleristi partecipanti a progettare stand monografici o al massimo con tre artisti (sei per quelli di maggiori dimensioni) obbligando a precise scelte, certo restrittive, ma che hanno agevolato la lettura e la comparazione. Con l’intenzione auspicabile di avvicinare maggiormente il pubblico all’approfondimento e magari all’acquisto, oltre che di attrarre importanti collezionisti.

In questo Menegoi si esprime chiaramente parlando di ospitalità mirata ad accogliere qualche centinaio di VIP, con un ricco programma a loro destinato, albergo de luxe incluso. Diremmo poco elegante, ma certo uno spirito assolutamente pratico, lo scopo di una fiera non è evidentemente il medesimo di un museo.

In ogni caso agevolare e incentivare un mercato interno, che attualmente rappresenta l’1% del mercato mondiale (e di questo dalle gallerie italiane passa solo un terzo), può solo giovare a una rinascita quanto mai necessaria. E le facce mediamente ‘stanche ma felici’ degli operatori negli stand domenica sera facevano ben sperare in questo senso.

Comunque, raccogliendo la sfida della nuova direzione artistica, tra le diverse gallerie che operano nel contemporaneo alcune hanno coraggiosamente puntato sul solo show investendo anche su artisti giovani e, talvolta, poco noti al pubblico italiano. Particolarmente interessante il duo bolognese Antonello Ghezzi, presenti con una personale da Spazio Testoni, la spagnola Amparo Sard, impegnata in una ricerca sull’identità, con un incisivo lavoro sui migranti, presentata da Paola Verrengia, oppure le sculture di Alberto Scodro da CARdrde o le fotografie di luce di Beatrice Pediconi da Z20 Sara Zanin o i lavori, provenienti dalla Biennale, di Patrick Tuttofuoco, presentati da Federica Schiavo.

Importanti personali hanno omaggiato alcuni artisti italiani dando loro il giusto riconoscimento. In particolare due signore dell’arte come Elisa Montessori, presentata da Monitor con una serie di raffinate carte degli anni ’80, e Giosetta Fioroni, esposta scenograficamente da Spirale con i suoi lavori Sixtie’s, presentati alla Biennale del 1964, insieme ad alcune ceramiche realizzate nella storica Bottega Gatti e opere più recenti. Maurizio Corraini ha invece dedicato l’intero spazio alle potenti sculture del grande Giacinto Cerone.

Spiccavano certamente gli arazzi di Boetti, alcuni Fontana di livello museale e le opere dei grandi artisti del ‘900 che Tornabuoni Arte – un’istituzione – non fa mai mancare nelle fiere più importanti. Fausto Melotti, ben rappresentato con sculture di piccolo formato da Tonelli, e notevoli per qualità e dimensioni gli arazzi di David Tremlett, Victor Vasarely e Cucchi proposti dalla galleria Verolino.

Scelti da più gallerie artisti di nicchia come Lamberto Pignotti, uno dei padri della poesia visiva, e Gianfranco Baruchello, con una serie di disegni, Jota Castro molto presente con il suo ‘Slow Future’ o la sempre meravigliosa Rebecca Horn da Studio Trisorio. Diversi i nomi, sia storicizzati che emergenti, con opere che hanno attratto l’attenzione, impossibile elencarli tutti, così come, le tante proposte che non hanno convinto.

I diversi eventi collaterali hanno contribuito a riempire la quattro giorni fieristica sia dentro che fuori con Art City.

Adesso ci sarà tutto il tempo per preparare la prossima edizione e procedere sul percorso tracciato, consapevoli che l’arte resta comunque materia sensibile, da maneggiare con cura, e lavoro da fare ce n’è.

Nicoletta Zanella

Related Post