Padiglione Centrale, Giardini - Photo by Francesco Galli, Courtesy La Biennale di Venezia

ANTICIPAZIONE DELLA MOSTRA AL PADIGLIONE ITALIA DELLA PROSSIMA BIENNALE DI VENEZIA

Si parte dall’impossibilità di ridurre l’esistenza ad un insieme di traiettorie pulite e prevedibili, cercando invece di evocare la non linearità e il dubbio, la transitorietà e l’intuizione come strumenti del sapere umano.   E questa considerazione conduce in modo naturale al labirinto, alla base della concezione del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2019.

“Né altra né questa: la sfida al Labirinto” è il titolo del progetto del curatore Milovan Farronato, coadiuvato dal curatore scientifico Stella Bottai, ispirato dal saggio “La Sfida al labirinto” di Italo Calvino (1926). In esso viene elaborato un progetto culturale, che cerca una letteratura aperta “a tutti i linguaggi possibili” : in risposta alla complessità della cultura industriale, lo scrittore propone un lavoro intellettuale, corresponsabile nella costruzione di un mondo, ormai senza punti di riferimento tradizionali, e che non vuole più essere semplicemente rappresentato. Egli suggerisce così la metafora, cara a Jorge Luis Borges , del labirinto, un intrico di linee, immagini, tendenze apparentemente discordanti, in realtà costruite secondo regole rigorose.

Il labirinto è poi un archetipo, che ha accompagnato il pensiero umano e l’arte, diffuso ai quattro angoli della terra ed in ogni cultura, rappresentato nella tradizione figurativa, iniziando da Cnosso e dal Minotauro,   e, come ha sottolineato Milovan Farronato, durante la Conferenza Stampa, tenutasi   a Roma, e a cui hanno partecipato il ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, il presidente della Biennale Paolo Baratta, il commissario del Padiglione Italia, Federica Galloni, “Venezia stessa è un labirinto che nei secoli ha affascinato e ispirato tanti creativi, fra cui appunto Calvino e Borges, i più grandi labirintologi contemporanei, a detta del matematico Pierre Rosenthal”.

Da queste riflessioni nasce la concezione del Padiglione Italia, che ospiterà le opere e le installazioni di tre artisti, Enrico David , Liliana Moro e Chiara Fumai: un labirinto in cui coesistono diversi centri e non in perfetto asse, con stanze di misure e altezze diverse, aperture e passaggi accessibili e non. Lo spettatore avrà la possibilità di orientare il suo percorso in varie direzioni alla scoperta delle creazioni, che ne abiteranno i 1200 m2 . Di Enrico David, che nella sua pratica artistica evidenzia un forte, stretto legame con la memoria e con il passato, oltre ad alcune opere storiche, rivisitate ed aggiornate per l’occasione, saranno presentate nuove produzioni, da figure antropomorfe bronzee in scala naturale a piccoli oggetti dipinti . Una delle sue sculture dialogherà con un intervento di Chiara Fumai, prematuramente scomparsa nel 2017 a 39 anni, che ha dato una rilettura in chiave femminista del canone storico occidentale, improntato sulla dominazione patriarcale. Attraverso i suoi collage, gli ambienti e le personificazioni, l’artista riusciva a ridare vita a figure che contrastavano la cultura dominante, donne spesso messe ai margini o vilipese. Per il Padiglione Italia verrà presentato un lavoro inedito di Fumai, accompagnato da opere già note.

L’essenzialità è la caratteristica di Liliana Moro, che mette in gioco contenuti e oggetti di uso comune per rivisitarne la funzione originale e invitare chi guarda ad andare oltre alle apparenze L’esposizione al Padiglione Italia, accostando opere storiche a nuove produzioni, offrirà una rappresentazione completa del suo percorso artistico.

Claudia Sugliano

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