Korakrit Arunanondchai

AL VIA L’EDIZIONE CURATA DA RUGOFF
Il tema scelto dal curatore è quanto mai ampio e aperto

Cinque i nuovi paesi:
Algeria, Ghana,Madagascar,
Malesia e Pakistan

Il titolo della 58esima edizione del più atteso evento d’arte contemporanea al mondo è “May You Live In Interesting Times”.

Augurio? Maledizione? Scongiuro?

Lo sapremo solo all’apertura dei battenti della Biennale fissata l’11 maggio.

Il tema, scelto dal curatore Ralph Rugoff, è sicuramente molto vago e gli artisti dovranno, da un lato, riuscire a non cadere nel trito e ritrito portando in laguna opere all’insegna del correct nelle variegate sfumature di politically, ethically, aestethically e dall’altro non smarrire l’obiettivo (poco chiaro) perdendo sapore e finendo in un minestrone d’arte contemporanea dove tutto è commestibile ma nulla è appetibile.

 

TUTTAVIA L’ARTE HA SMARRITO
LA POSSIBILITÀ DI INFLUENZARE
CONCRETAMENTE LA REALTÀ

 

Tra i 79 artisti invitati si notano alcuni nomi di notevole spessore (George Condo, Jimmie Durham, Shilpa Gupta, Upson Kaari, Teresa Margolles, Julie Mehretu, Tomás Saraceno, Rosemarie Trockel, Danh Vo) ma c’è posto anche per i meno noti, miscelati con equilibrio. Quindi per la gioia di Renato Barilli non assisteremo a “l’usato sicuro dei soliti artisti”.

Questa è inoltre la prima edizione dove ci sono più artisti donne che uomini (41 contro 38), un risultato mai raggiunto prima, sintomo di un perfetto allineamento al clima sociale corrente. I padiglioni restano 91 ma sono 5 i nuovi Paesi che fanno il loro ingresso alla Biennale: Algeria, Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. Infine, seguiranno 21 eventi collaterali dislocati tra i Giardini, l’Arsenale e il centro storico di Venezia.

SONO DA ATTENDERSI LE SOLITE
PRESE DI POSIZIONE CONTRO
TUTTO QUELLO CHE NON VA

 

Il tema scelto consente di interpretare con la massima libertà il momento storico attuale. Inutile cercare di indovinare le tematiche che saranno ovviamente legate alle migrazioni, ai confini, alla parità di genere, alle guerre in corso e alla salvaguardia del pianeta. Personalmente sono più curioso di vedere se qualcuno avrà l’audacia di andare controcorrente ed esporre un progetto che esalti quanto di positivo c’è oggi. È troppo facile fare denuncia politica dal momento che l’arte, come dichiarato dallo stesso Rugoff, non è più in grado di influenzarla e ha la stessa onda d’urto di una pistola caricata a salve: si può dire tutto, sapendo in partenza di non essere ascoltati. Una delle chiavi del successo, o del decesso, resta il Padiglione Italia, dove il curatore Milovan Farronato, che ha invitato Enrico David, Liliana Moro e la compianta Chiara Fumai con cui spera di gareggiare con l’ottima performance della scorsa edizione, ha scelto di trattare il tema del labirinto per creare un parallelismo con il dedalo di calli veneziane e rimarcare la volontà di esibire quella coralità di voci e opinioni da sempre simbolo di questo evento.

Cesare Orler

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