Bettino Craxi in Hammamet

Hammamet, Dicembre 1998: l’intervista rilasciata al nostro direttore, Lorella Pagnucco Salvemini, da Bettino Craxi un anno prima della morte. 

“Sono un uomo politico che ama l’arte e che le vuole stare vicino”

 

Che novità, una mostra di Bettino Craxi.

Davvero. È stata una idea di Andrea Picini, che ha incon­trato la collaborazione del gallerista Panico. Vedo che non è passata inosservata.

Presidente, quand’è che si è scoperto artista?

Se qualcuno mi chiedesse se sono un artista risponderei di no. Sono un uomo politico che ama l’arte e che le vuole stare vicino.

Oltre che nei libri di storia, vorrebbe un posto anche nei manuali di storia dell’arte?

Per intanto nei libri di sto­ria vorrei entrare lungo il sentiero della verità. Spesso la storia scritta dai vincitori è ricolma di menzogne. Quanto alla storia dell’arte vedremo. Per ora in alcune aste internazionali ho visto che vengono battuti solo i miei autografi.

Della sua produzione artistica si sono occupati in passato critici autorevoli, come Giovanni Carandente, Pierre Restany e Carmelo Strano. Facile scrivere quando era in auge. Oggi che cosa dicono?

Non credo che nessuno di lo­ro sia mai stato un cortigia­no. Restany scrisse di me cin­que anni prima che diventas­si Presidente del Consiglio. Strano anni dopo. Carandente ha gettato un occhio critico benevolo sulle mie ope­re solo qualche mese fa. Altri ancora ne hanno scritto in piena libertà. Nessuno mi ha fatto il verso e naturalmente questa è una cosa che mi fa un grande piacere.

Vittorio Sgarbi l’ha de­finita un artista concettual-minimalista.

Sgarbi e un’intelligenza criti­ca molto acuta ed è un uomo indipendente. La sua defini­zione mi incoraggia.

Il percorso espositivo della “sua” Africa è scandito dalle sezioni: Les vices, La Prière, I.a Tunisiaca, Aurum e Colosseum. Sì intrattiene con tematiche impegnative quali il potere, la religione e la sensualità, l’artista Craxi.

Ho dedicato una cartella an­che alla “Guerra d’Africa”. Il calvario delle truppe italiane che combatterono valorosa­mente e con scarsi mezzi in Tunisia dal novembre del ’42 al maggio del ’43. Mi sono guardato intorno scavando nella storia e nella realtà che mi circonda. Ho incontrato Auguste Lumiere e le sue fo­to di fine secolo, la calligra­fìa araba del Corano, una pubblicità scollata dell’ini­zio del secolo, il grande Co­losseo e “l’Aureus” della Ro­ma imperiale.

Incontriamo pure il Garibaldi dell’esilio tunisi­no fra le sue frequentazio­ni artistiche. Si direbbe più identificazione che omaggio.

Garibaldi sbarcò in Tunisia nel 1835. Aveva 28 anni ed era stato condannato a morte dai Savoia come cospiratore repubblicano e mazziniano. Visse a Tunisi un anno. Ave­vo ritrovato una vecchia tar­ga che lo ricordava sul fronte di Palazzo Vecchio nella Me­dina di Tunisi. Una pagina quasi sconosciuta della vita di Garibaldi, che amò sem­pre la Tunisia entrando per­sino in campo con una polemica politica per difen­derne l’indipendenza di fron­te all’invasione francese. Ho reso omaggio a Garibaldi amico della Tunisia.

Poi espone quei tre vasi in ceramica tricolore dallo strano titolo L’Italia che piange Fuori di metafora, Presidente, quale sarebbe dunque l’Italia che piange?

“L’Italia che piange” è quello che si vede. È l’Italia della di­soccupazione, dell’impoverimento progressivo, della stagnazione economica. Forse c’è anche un’Italia che ride ma non è quella vera. Una “falsa rivoluzione” ha prodot­to un’Italia che piange.

Ci sarà anche un’Italia che la rimpiange, visto il successo della rassegna ro­mana.

Sono io che rimpiango l’Italia con un ritmo di sviluppo economico che era quasi tre volte l’attuale, il fabbisogno statale ridotto, la pressione fiscale al 36% mentre oggi è al 44%. Forse anche i cittadini erano più liberi e i più giovani più fiduciosi nel loro futuro.

Peccato che in mostra manchino le opere della se­rie “Gli smemorati”.

Penso che lei si riferisca a due cartelle di polemica politica. L’una porta come titolo “I bugiardi e gli extraterrestri”, l’altra “I becchini”. Gli extraterrestri sono quei personaggi che in questi anni si sono ag­girati sulla scena politica fin­gendo di aver vissuto per vent’anni sulla luna. “I bec­chini” sono gli affossatori dei loro partiti.

 

“Nei libri di storia vorrei entrare lungo il sentiero della verità”

 

Sebbene si tratti di una esposizione voluta da altri, innegabilmente assume il valore simbolico di un suo rientro in Italia. Provocazio­ne, richiesta o speranza?

Sono costretto all’esilio ma per fortuna sono vivo. Il resto si vedrà.

La proposta di Berlu­sconi per istituire una commissione parlamentare su Tangentopoli è stata bocciata.

Sarà approvata dal prossimo Parlamento.

 

“Spesso la storia scritta dai vincitori è ricolma di menzogne”

 

Da Segretario del Psi e da Capo del Governo, qual è stato il suo impegno per l’arte e per gli artisti?

Non c’è nessuno che possa dire di avermi chiesto una cosa e di non averla avuta o di non aver avuto una risposta convincente. E naturalmente non parlo solo dei miei amici che erano e so­no ancora tanti anche se, purtroppo, in que­sti anni qualcuno è scomparso.

E ora in che modo se ne occuperebbe?

Sono troppo lontano per fare qualcosa di uti­le. Me ne occupo qui con qualche iniziativa. Una di queste è la scuola neo-orientalista.

Se fosse al posto di D’Alema, che cosa farebbe?

Confesso che non mi ci ritrovo a fantasticare.

Desideri e pentimenti del politico Bettino Craxi.

Sono una lunga lista tanto gli uni quanto gli altri.

Prima o poi, varcherà di nuovo i confini italiani. Quale sarà il suo primo atto?

Non voglio dare una risposta retorica anche se sono tentato di farlo.

Bettino Craxi

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