Gioni David Parra

C’è un’aria conviviale e cade il divieto di toccare l’opera d’arte

GIONI È UN HOMO FABER CHE SA
SPORCARSI LE MANI , RIVENDICANDO
IL CONTATTO CON LA MATERIA

 

Alcuni pensano che l’arte debba essere guardata compostamente: “non toccare”, “non avvicinarti”, “non parlare”, “contempla, da lontano e in silenzio”. Se questo approccio non vi convince, la casa-atelier di Gioni David Parra, immersa nella campagna versiliese, è pronta ad aprirvi le sue porte.

Si entra in questo angolo di pace accolti dai modi cordiali di Gioni, della moglie Simona e della figlia Lisa. Nel giardino, olivi e alberi da frutto; di fronte, le Apuane e la natura; in lontananza, il ricordo del mare. E poi, l’arte. Due sculture monumentali in marmo, l’una nera, l’altra bianca, si stagliano all’ingresso, come due totem. Segnalano l’accesso all’intimità più profonda dell’artista: la sua casa-atelier. Oltrepassarle è entrare in comunione con lui, comprenderne appieno la ricerca.

All’ombra della veranda, ci sediamo per un aperitivo con il maestro. È un luogo di convivialità, dove si ascolta Parra raccontarsi, si osservano i lavori e se ne parla, liberamente. Percepiamo la fusione fra arte, vita e famiglia.

AFFASCINA IN QUESTI LAVORI UNO SLANCIO
VERTICALE DUPLICE, VERSO L’ALTO E VERSO
IL BASSO: SI ANELA AL CIELO E ALLA TERRA

 

Due aspetti colpiscono subito in quelle opere che, silenziose ma presenti, ci osservano: l’armonia e la bellezza. Esprimono la ricerca di un equilibrio che non è assoluta simmetria: i singoli elementi, pur unendosi in modo perfetto, appaiono leggermente diversi fra loro. L’artista taglia infatti le lastre di marmo una ad una, con le proprie mani, corpo a corpo con la materia, in un laboratorio nei pressi di Pietrasanta: la sua arte parte da un pensiero astratto, ma si fa materia concreta, per quanto sublimata. L’imprescindibilità del gesto manuale è un concetto fondamentale nel lavoro di Parra. Gioni è un homo faber che si sporca le mani, rivendicandone l’intelligenza. L’importanza del contatto con la materia è anche un richiamo al primigenio, al rapporto fra l’uomo e le sue radici. L’artista si sente avvolto dalla materialità, nella sua Versilia che riunisce mare, monti e terra.

Affascina in questi lavori uno slancio verticale duplice, sia verso l’alto, sia verso il basso: tendono al contatto ancestrale con la terra e insieme anelano verso l’alto, come guglie di una cattedrale gotica. C’è qualcosa che ricorda il sacro, in loro: le sculture da parete a lame in marmo nero o bianco e foglia d’oro sembrano moderne pale d’altare che riescono ad esprimere l’intangibile, pur rimanendo profane e straordinariamente terrene.

Sono opere che sfuggono al tempo: contemporanee, hanno qualcosa della perfezione classica e si aprono al futuro.

Prendetevi un po’ di tempo per visitare questo atelier: troverete un’arte e un luogo che fanno bene all’anima.

Sonia Lucia Malfatti

Info: www.gionidavidparra.it
info@gionidavidparra.it

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