Art Basel, Basel - 2019

COLLOQUIO TRA I NOSTRI DUE INVIATI AL RIENTRO DA BASILEA
Art Basel si conferma come la più importante fiera al mondo

 

UNA ESPOSIZIONE COMMERCIALE ATTESA
DA COLLEZIONISTI, DEALER E MUSEI
PER ARRICCHIRE LE LORO RACCOLTE

 

Rotta Basilea-Venezia. Il viaggio in auto è lungo. Siamo ancora storditi, emozionati dai tre giorni di full-immersion in giro per la Fiera, la Fondazione Beyler, la Kunsthalle e il Museo Tinguely. Non conteniamo l’entusiasmo, ma ognuno di noi due sta cercando di mettere ordine nei propri pensieri e nelle proprie sensazioni. Cominciamo a scambiarci le nostre opinioni.

Michele Ciolino: Caro Cesare Orler, come ogni anno, ho cominciato la mia visita ad Art Basel da Unlimited: le installazioni museali delle grandi gallerie. Ho apprezzato molto i lavori di Sislej Xhafa dove il cubano Raul si relazionava con il pubblico, l’installazione geometrica al neon di Antony Gormley, gli iperrealistici lavoratori in pausa di Duane Hanson, i tavoli da gioco trasformati in mandala di Xu Zhen e l’ironica opera di Akram Zaatari The End of Love che raccoglieva 48 foto di coppie sposate.

Cesare Orler: A me sono piaciuti molto Andreas Angelidakis con le sue Lego-rovine Post Ruins, la fontana cinetica di Belu-Simion-Fainaru e il virtual sesso 2.0 di Paul McCarthy.

Michele Ciolino: Venendo alla fiera, mi sono emozionato incontrando lo Street Artist JR alla Galleria Perrotin davanti alle foto della sua installazione al Louvre, e tu?

Cesare Orler: Era la mia prima esperienza ad Art Basel e devo ammettere che non mi aspettavo tanti stand e tante opere museali.

Cesare Orler, Michele Ciolino
Cesare Orler, Michele Ciolino

Michele Ciolino: Art Basel è la più importante fiera al mondo, un’esposizione commerciale attesa da collezionisti, dealer e musei che accorrono per arricchire le loro raccolte.

Cesare Orler: Ho visto tanta arte moderna ma poca contemporanea. Mi sarei aspettato più artisti emergenti.

Michele Ciolino: In tempi di crisi, anche i grandi collezionisti richiedono più certezze e i galleristi puntano prevalentemente su nomi affermati con un mercato solido.

Cesare Orler: Non ho trovato molto interesse per i trend italiani come la pop art, l’optical art e il ritorno al figurativo (eccetto Morandi).

Michele Ciolino: È vero. Nel mercato internazionale prevalgono sempre gli americani del ‘900 (Pop, Action Painting, Minimal Art e Conceptual Art) e negli ultimi anni esponenti di paesi culturalmente emergenti quali l’Africa, la Cina e l’India (El Anatsui, Ai Weiwei, Anish Kapoor).

Cesare Orler: Mancava persino de Chirico che ad Arte Fiera di Bologna spopolava. Gli artisti italiani presenti che riescono sempre ad attrarre i collezionisti esteri sono Boetti, Kounellis, Melotti, Penone, l’arte povera in generale e la triade delle meraviglie Fontana-Burri-Manzoni.

OGGI NEL MERCATO INTERNAZIONALE
PREVALGONO AUTORI AMERICANI
DEL ’900 E DEI PAESI EMERGENTI

 

Michele Ciolino: E non è finita, in città sono imperdibili la Fondazione Beyeler, la Kunsthalle, il Kunstmuseum e il Museo Tinguely sia perché sono edifici realizzati da grandi architetti sia per le mostre tematiche che ospitano. Il mio Oscar è per Rebecca Horn al Museo Tinguely. I suoi lavori più poetici come le valigie volanti, i termometri d’amore e le scarpe danzanti dialogano con le macchine inutili del maestro svizzero, evocando la spiritualità e svelando un animo sensibile che ambisce al sublime.

Cesare Orler : Io sono stato stregato dalla personale di Rudolf Stingel alla Fondazione Beyeler. Il tappeto arancione non disdegna carezze, gli arazzi dipinti illudono l’occhio e quello argentato non permette di allontanarti senza esserti rivelato e specchiato senza filtri, lì ho inciso il mio nome.

Michele Ciolino: Io ho scolpito un cuore e, come mi ha insegnato Jan Fabre, le parole catartiche: W l’arte, W l’arte, W l’arte.

Michele Ciolino, Cesare Orler

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