di Beatrice Civallero

Le maschere di Romuald Hazumè, le terracotte di Semi Awa Camara e le sculture di John Goba mi hanno riportato alla mente lo stupore provato da bambina di fronte agli occhi e bocche spalancate intagliate nel legno e alle statue colore della terra e del fuoco piene di simbolismo e saperi ancestrali.

scatto di Keïta Seydou

Lo stupore di allora si è trasformato in contemplazione, in un: “graffio dell’anima” ammirando le opere esposte: dall’Africa ancora scossa dall’apartheid nell’installazione di Jane Alexander: “Infantry with beast”, la lotta alla corruzione e sfruttamento nei dipinti di Chéri Samba e dall’altro l’Africa che sa ballare e sognare sulle note dei Beatles e di James Brown nelle foto di Malick Sidibé e la sua innata eleganza e fierezza negli scatti di Seydou Keïta.

Fino al 28 agosto alla Fondazione Louis Vuitton.

(nell’immagine in alto l’installazione di Jane Alexander: “Infantry with beast”)

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