COPERTINA [FRANCESCO MUTTI]

Gli incontri cruciali con Fontana e Restany e la continua ricerca di una via personale

SPERIMENTARE È UNA NECESSITÀ VITALE: L’IDEA PRECEDE LA MATERIA E IN ESSA SI INCARNA, TRASFORMANDOSI

L’ESPERIENZA PERSONALE TRAE LINFA DALLA MEMORIA COLLETTIVA E SI COMPONE DI UMANITÀ, UMILTÀ E ARMONIA

In un illuminante articolo di 26 anni fa, Cesare Chirici scriveva che per Armando Marrocco fare l’artista significa rischiare di persona, non stare dentro i canoni dell’entertainment, del loisir, della bella forma o dell’estetica diffusa. Alla distanza, la sua spiazzante inquietudine formale e intellettuale rassicura ancora sulla bontà di un percorso artistico che ha la capacità di anticipare i tempi, di alimentare un disegno superiore di indagine, di farsi  fondamenta per molte espressioni attuali, spogliandole del fardello d’una ideologia virginale. Marrocco non è dunque artista da passare in rassegna con un cenno veloce al plotone. È piuttosto una sana e profonda curiosità a dettare i termini di quel rapporto – umano, prima degli altri – che lo lega al nostro tempo.

Maestro, i rapporti personali segnano l’esistenza. Per lei in maniera particolare, in quel momento storico formidabile di condivisione e dialogo. Tra i tanti: Lucio Fontana e Pierre Restany.
“Ho conosciuto Fontana nel 1959, nel suo studio milanese di Corso Monforte. Si dimostrò molto disponibile (lo faceva con tutti i giovani artisti). Il rapporto è continuato fino al 1968, anno della sua morte. In quel nostro primo incontro mi esortò a cambiare residenza, dalla Puglia a Roma o a Milano. Scelsi quest’ultima nel 1962. In occasione della prima mostra di Yves Klein (sempre Milano 1959) conobbi invece Restany. Nacque un rapporto di amicizia personale e artistico durato fino alla fine”.

Non vi è differenza tra gli esordi e l’intero suo percorso: continua sperimentazione, saper fare, conoscenza artigiana.
“Fin dagli anni ’50, ho sempre vissuto la mia creatività unita alla naturale manualità di cui sono capace. Le prime esperienze sono la base di tutto il mio cammino, leggibile attraverso un’unica guida nei molteplici intrecci della vita. Ne è testimone la mia personale “Ich Bin immer Ich – Io sono sempre Io” (Istituto Italiano di Cultura, Colonia 2012). 

L’arte non è il fine ultimo, bensì il mezzo della comunicazione.
“L’arte è sempre comunicazione, della materia e dello spirito. L’artista deve primariamente captare e possedere l’idea, elaborarla e successivamente, comunicarla nella forma più semplice possibile”. 

E il gesto artistico?
“Penso all’energia, non alla catarsi. Un esempio? La mano immersa nella corrente di un fiume, quell’attimo in cui tocco, velocità dell’acqua in arrivo e di quella in fuga coincidono. Questo è in me da sempre”. 

Certa critica non ha saputo slegarla da un sistema di categorie predefinito.
Il mio percorso è un unicum in cui ogni opera è sempre un fatto universale, legato spiritualmente a un prima, un adesso, un poi. Il mio concetto di universalità, definito da Restany come presente permanente, non è sezionabile in cicli, settori o anni, come a volte critica e mercato lo hanno letto per poterlo interpretare”. 

Ancora si insiste sulla riconoscibilità segnica, eludendo la rapida perdita di significato e significante.
Non mi sono mai posto il problema. La ricerca è necessità vitale: ogni idea precede la materia in quell’attimo e solo con essa esprimo e realizzo quell’idea. La materia muta, non si distrugge, è sempre presente e in essa percorro indenne il tempo della storia”. 

La conoscenza non può essere dunque autoreferenziale.
“La conoscenza è sempre individuale, laddove l’esperienza personale prenda linfa dalla memoria collettiva: si compone di umanità, umiltà e armonia, triade lontana dall’autoreferenzialità”. 

Il suo lavoro è contemporaneo: fermento storico o volontà?
La volontà è elemento naturale per realizzare il mio lavoro, gli schemi non mi appartengono. Vivo da sempre un percorso futuribile ancorato al presente che include la memoria delle mie esperienze”. 

Questo articolo fa parte del n. 2/2018 della rivista ARTEiNWorld, acquistabile nella versione digitale o cartacea.


COVER STORY [FRANCESCO MUTTI]

A TALK WITH ARMANDO MARROCCO
“I Travel unharmed through the Time of History”

Crucial meetings with Fontana and Restany and ongoing research of a personal path

EXPERIMENTATION IS A VITAL NEED: THE IDEA COMES BEFORE MATTER AND IS EMBODIED IN IT, ASSUMING A DIFFERENT FORM

PERSONAL EXPERIENCE DRAWS ITS SAP FROM COLLECTIVE MEMORY AND IS MADE OF HUMANITY, HUMBLENESS AND HARMONY

In an enlightening article written 26 years ago, Cesare Chirici claimed that according to Armando Marrocco being an artist means taking risks personally without hiding behind the canons of entertainment, leasure, beautiful form or widespread aesthetics. Today, his disorienting formal and intellectual restlessness continues reassuring us of the effectiveness of an artistic path that has always been ahead of its times and able to nourish higher research plans and to become the foundation of many present artistic expressions, depriving them of the burden of a virginal ideaology. Marrocco is not the kind of artist one can understand with a quick look at his works. The terms of his relationship with our times – which is a highly human one – are dictated by deep and healthy curiosity.

Master, personal relationships are crucial in life. This is particularly true in the case of that formidable historical period of sharing and exchange you partook in along with, among the many, Lucio Fontana and Pierre Restany.

“I met Fontana for the first time in his atelier in Corso Monforte in Milan in 1959. He was very helpful (he was kind to all young artists). We kept on meeting until his death in 1968. During that first meeting, he suggested that I moved from Puglia to Rome or Milan. I chose Milan and moved in 1962. On the occasion of the first exhibition of Yves Klein’s works (which took place in Milan in 1959), I met Restany. Our personal and artistic friendship lasted until the time of his death.”

There is no difference between your debut and your entire artistic path; both are characterized by experimentation, know- how and handicraft.
“I have been experiencing a union between my innate manual skills and my creativity since the 1950s. My first experiences are at the basis of my path, which can be read thanks to a guide in the many twists and turns of life. This is what characterizes my solo show called Ich Bin Immer Ich (“I am always I”, Istituto Italiano di Cultura, Cologne, 2012).” 

Art is not the ultimate end of communication, but its means.
“Art is always communication, of matter and spirit. First and foremost, the artist has to hit upon and take possession of the idea, develop it and then communicate in a form that is as easy as possible. 

And the artistic gesture?
“I focus on energy rather than on catharsis. An example? The energy you feel when you dive your hand in a flowing river and you feel in tune with the swirling water, touching the last that has gone before and the first of what is still to come.”

Some critics were not able to disentangle you from an established system of categories.
“My path is unique; in it, each work is a universal event spiritually related to the
past, the present and the future. My idea of universality (defined as an everlasting present by Restany) cannot be divided into cycles, sections or years, as some critics and the art market have sometimes done in order to interpret it.” 

Some people continue focusing on signature gestures, avoiding the fast loss of meaning and signifier.
“I have never thought about it. Research is a vital need: each idea precedes matter in a certain moment, and it is only with matter that I realize that idea. Matter changes, it is not destroyed, it is always present and in it I travel unharmed through the time of history.” 

So, knowledge cannot be self-referential.
“Knowledge is always individual, as long as personal experience draws its sap
from collective memory: it is made of humanity, humbleness and harmony, a triad standing quite far from self- reference.” 

Your work is contemporary; is it historical ferment or will?
“Will is a natural element in the creation of my works, schemes are not for me. I have always been threading on a futuristic path rooted in the present and collecting memories of my past experiences.” 

This article is part of the n. 2/2018 of the magazine ARTEiNWorld, available on our website, in digital or paper edition.

Related Post