Toti Carpentieri e Armando Marrocco

Il luogo, la memoria e la materia
Intervista al curatore della mostra, Toti Carpentieri

 

L’ALCHEMICO PERCORSO DEI
CAVALIERI ARDENTI RIVIVE
ATTRAVERSO 7 OPERE AMBIENTALI

 

Comprovato che si torna sempre sul luogo del delitto, forse per cancellarne le tracce o per   individuare nuovi indizi, non ci sorprende ritrovare, errante nel Castello di Gallipoli tra le  sette installazioni di Armando Marrocco che costituiscono il corpus di “Cavalieri ardenti”, il   curatore Toti Carpentieri e cogliere l’occasione per porgli qualche domanda.

 

AL CENTRO DELLA PRODUZIONE
DELL’ARTISTA UN’INESAURIBILE
CURIOSITÀ CHE LO SPINGE OLTRE

 

Come nasce l’idea di questa mostra?

Dai dialoghi avuti con Raffaela Zizzari e Luigi Orione Amato, impegnati con Antonio Monte nella costruzione di un evento espositivo sull’olio lampante  e sulla centralità di Gallipoli nella sua produzione e nella sua commercializzazione sin dagli inizi del XVI secolo, e dalla giusta ricordanza di quanto Armando Marrocco abbia prodotto nel tempo riconoscendo al lampante lo stato di medium e quindi di messaggio.

 

In qual modo la stessa si struttura e definisce?

Ovviamente, tenendo bene a mente gli assiomi che sono alla base della creatività di Armando Marrocco, ossia il luogo, la memoria e la materia. L’una, l’altra e l’altra ancora punti fermi su cui, e con cui,  inventare un percorso espositivo inedito che consentisse all’artista di re/interrogarsi sul proprio ruolo e alle opere di svolgere una comunicazione immediata, riflessiva e complessa.

 

Con quali opere, e come.

In linea con lo screening storico-critico sull’intero percorso dell’artista avviato da tempo, si sono individuate sette opere ambientali – realizzate dal 1971 al 1992 (memoria), proposte negli anni in una molteplicità di luoghi e di eventi e qui congegnate negli spazi del Castello – che avessero un chiaro riferimento alla storia della fortezza angioina (luogo) e all’impiego dell’olio lampante e del fuoco (materia) quale sviluppo del suo continuo indagare tra antropologia e sacralità, tra arte e scienza.

 

L’ESPOSIZIONE NASCE DALL’ANTICO PRIMATO
DI GALLIPOLI CAPITALE DELL’OLIO
LAMPANTE CHE ILLUMINAVA IL MONDO

 

Ma, alla fine, cos’è  questa mostra/percorso?

Una sorta di svelamento, che parte dal Sogno con il profetico fluttuare delle bende mosse dall’aria calda sviluppata dal fuoco, per giungere, dopo aver toccato i grandi Scudi bronzei e marmorei,  la selva dei Guardiani del Tempio infissi sulle mura, il barbaglio dei  Cavalieri ardenti e le lingue di fuoco della Tenda del Convegno e del Luogo del ritrovo, al chiarore diffuso dell’ Aurora intesa  come il “tempo dei sogni veri, dove le paure se ne vanno”.

 

Quale ritiene che sia la migliore qualità di Armando Marrocco?

Senz’altro la sua inesauribile curiosità, ovvero quell’urgenza personale di andare oltre l’esistente e il possibile, cercando di trovare una risposta al sorgere delle tante domande e di sciogliere la folla infinita dei dubbi. Percorrendo un evocativo itinerario alchemico che, nell’esercizio della creatività, voglia e sappia guardare alla natura e alla sua energia, esplorando e comprendendo le connessioni tra l’arte e la scienza.

 

Alice Gatti

 

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