Nel 1941 l’amico Raffaele Carrieri aveva regalato a Cesare Zavattini un bozzetto de La ricamatrice di Massimo Campigli. Quest’opera dalle misure molto contenute gli aveva quindi suggerito di chiedere agli amici artisti un esempio del loro estro da riversare in un’opera di 8 x 10 cm : “Scrissi subito una trentina di lettere, la prima indirizzata a Carlo Carrà, e andai a letto all’alba”. E da quel momento il nottambulo Cesare Zavattini di albe ne ha fatte tante a causa di questa iniziativa che gli ha procurato una singolare collezione capace di tappezzare le pareti di una camera del suo appartamento romano in via Merici. Tra le firme più celebri spiccavano quelle di Savinio, de Chirico, Burri, Balla, Fontana, Melotti, Guttuso, Sassu, Manzù, Marini, Casorati, Sironi, De Pisis, Vedova, Rotella. Si inorgogliva degli oltre millecinquecento lavori esposti, affermando che tutta la pittura italiana contemporanea era rappresentata lì. Andai da lui una tarda mattinata d’aprile del 1982, trovandolo ancora con gli occhi semichiusi a causa di una delle ricorrenti veglie e mi accorsi che quella straordinaria raccolta era sparita. Zavattini non volle darmi alcuna spiegazione. In compenso, sui muri spiccavano alcuni grandi quadri tra cui uno stupendo Miró attraversato da una “M” con l’accompagnamento della seguente scritta: “M come Miró come ‘Miracolo a Milano’”. Glielo aveva donato il maestro spagnolo dopo aver ammirato nel 1951 il film concepito con Vittorio De Sica.

Tutti sanno di Zavattini scrittore, sceneggiatore, commediografo, poeta, ma pochi conoscono la sua attività di pittore avviatasi negli anni ‘40 con la realizzazione di piccoli oli dal taglio ironico che in seguito sfoceranno in autoritratti dove emergerà la solare stupefazione del suo volto. In quella circostanza, gli avevo proposto una mostra presso la galleria genovese di Rinaldo Rotta. Zavattini era felice come un bambino. Mi scrisse in proposito qualche tempo dopo: “In questo momento non ho roba degna della cosa. Ma sto per riprendere a dipingere. Prima la lunga preparazione per quel mio film ( si trattava de “La veritàaaaa”) e gli ultimi mesi, per la salute, in famiglia mi hanno bloccato. (… ) Voglia ce l’ho, pur non sapendo neanche per scherzo cosa farò. E grazie della tua presentazione al catalogo. Certamente faremo del nostro meglio. Io sono un pittore che ‘non sa dipingere/ma dipinge con serietà, con passione’”. Purtroppo la mostra non si fece. E ora, a trent’anni della sua scomparsa, tornano alla mente le sue battute fulminanti, la sua favolistica interpretazione di certi passi della vita, il suo umorismo che lo portava ad affermare: “Io sto molto bene di salute. Confesso che quando passo davanti a un medico arrossisco”.

 

è nato a Genova e vive a Pegli con uno sguardo ai monti e uno al mare dal cui contrasto nasce l’ispirazione. Si occupa d’arte contemporanea da più di quarant’anni avendo avuto la fortuna di conoscere e di frequentare importanti artisti come Enrico Baj, Arnaldo Pomodoro e Fernando Botero, tanto per citarne alcuni, cercando di indagare l’intima motivazione del loro gesto creativo da riversare nei testi di presentazione di mostre in spazi pubblici e privati italiani e stranieri. L’incontro con “Arte in” è avvenuto nel 1993 in occasione di una copertina dedicata a Ugo Nespolo. E da quel momento non ci siamo più lasciati.

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