TV Garden 1974 1977 installation view

La profetica “Superstrada Elettronica” fonde estetica, musica e filosofia

Nel 1969 l’artista coreano Nam June Paik (1932 – 2006) crea uno dei primi sintetizzatori video al mondo. In modo visionario, scrive che questo permetterà “di modellare la tela dello schermo tv in modo preciso come Leonardo, libero come Picasso, colorato come Renoir, profondo come Mondrian, violento come Pollock e lirico come Jasper Johns”. Nell’arte di Paik sono sicuramente presenti queste intenzioni assieme alla volontà di introdurre un nuovo linguaggio espressivo che attinge dalle tecnologie emergenti. Ora, la Tate Modern fino al 9 febbraio presenta una sua grande mostra. Paik sarà fra i primi a immaginare una “superstrada elettronica”, una rete di comunicazione globale in grado di superare i limiti geografici.

Nella sua produzione le influenze musicali di Stockhausen, Cage e le suggestioni del pensiero zen

Le 200 opere riunite raccontano delle composizioni e performance degli esordi, a rivelare le sinergie con altri artisti e la sua concezione sinestetica dell’opera d’arte. K. Stockhausen e J. Cage lo influenzeranno notevolmente per l’approccio “musicale”, e così J. Beuys per il pensiero zen. La ricerca e libertà espressiva di Paik lo porteranno anche ad aderire, nel 1962, al movimento Fluxus sebbene il suo linguaggio rimanga sempre originale e distinto. Debutta nel 1963 con Exposition of music – electronic television (presente alla Tate): pianoforti e strumenti musicali esibiti come esempi di primi televisori manipolati dall’artista. L’influenza dello zen è presente in Tv Buddha, 1974 e One Candle, 1989. Indaga la relazione tra naturale e tecnologico, e con Tv Garden 1954 – 2002 (in apertura dell’esposizione) installa dozzine di apparecchi televisivi che sembrano crescere all’interno di un giardino dal fogliame lussureggiante. L’evoluzione robotica della società è rappresentata da Robot K- 456: un robot telecomandato, creato con scarti, pronuncia “I discorsi di J.F. Kennedy”. In rassegna pure i video satellitari degli anni ’80, dove compaiono icone della cultura pop quali D. Bowie e L. Reed: l’estetica MTV dell’epoca. Il percorso espositivo culmina con Sistine Chapel 1993 ricreata per la prima volta dopo l’installazione nel padiglione tedesco alla Biennale di Venezia del 1993, opera con la quale vincerà il Leone d’Oro: 40 video proiettori trasmettono immagini sovrapposte di grafica e personaggi noti tra cui Joseph Beuys e Janis Joplin. Musica, filosofia, estetica si fondono mirabilmente nel lavoro di un artista colto che suggerisce un esame più critico e maturo di fronte alle sovrabbondanti immagini degli artisti social contemporanei.

 

Nam June Paik
Tate Modern
Londra
A cura di
Sook-kyung Lee
Rudolf Frieling
Valentina Ravaglia
Andrea Nitsche-Knupp
Fino al 9/02/2020

Michele Ciolino

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