Gio Ponti Villa Planchart, Caracas, 1953-57 © Gio Ponti Archives

Artista, designer, art director: progettava di tutto

 

Amate l’architettura, la antica e la moderna. Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato”: così Gio Ponti nel volume “Amate l’architettura” pubblicato nel 1957. Quando inviò il dattiloscritto ai suoi editori genovesi, aveva già scelto questo titolo per il volume. Per distinguerlo dal primo libro del 1945, aveva voluto inserire nel titolo questo imperativo valido per tutti, non solo per gli addetti ai lavori. L’architettura va amata perché nasce da dentro, è sostanza prima di essere forma, una forma mutevole che contiene la vita e guarda al futuro. Dalla pubblicazione emergeva una visione di architetto poliforme: artista, designer e art director, capace di progettare un grattacielo straordinario e un biglietto di auguri, fondare una rivista icona, quale è Domus, o disegnare un servizio da caffè in ceramica. Un professionista con una vocazione sociale nell’espressione di un rapporto tra l’oggetto architettonico e la sua destinazione; con un evidente riferimento a Le Corbusier, suo maestro.  

 

Con il Pirellone preconizzò il moderno Skyline di Milano ma disegnò anche stoviglie

 

Lo spirito della mostra “Gio Ponti. Amare l’architettura” appena inaugurata al MAXXI, viene raccontato attraverso scelte curatoriali impegnative, considerato l’ampio campo d’azione di Ponti e le migliaia di materiali d’archivio tra cui si sono dovuti destreggiare Fulvio Irace e Maristella Casciato, coadiuvati dagli altri curatori. Si è scelto di procedere con otto sezioni tematiche. In “Apparizioni di grattacieli” troviamo la riproduzione del Pirellone di Milano, che permise a Ponti di “preconizzare l’apparizione dei grattacieli nello skyline delle città moderne”: un progetto osteggiato all’epoca, che comunque conquistò il record di grattacielo più alto d’Europa. Un altro suo tipico tema è la leggerezza, ovviamente intesa come trasparenza e semplificazione. Un piccolo esempio in rassegna è la famosa sedia 699 Superleggera prodotta da Cassina dal 1957, che reinventava la classica sedia di Chiavari, eliminando il superfluo, arrivando a pesare solo 1,7 kg. Negli spazi adibiti a “Verso la casa esatta” ritroviamo schizzi e modellini delle sue Domus milanesi, realizzati da lui e rimessi in piedi per questa occasione dopo essere usciti dalle cassettiere degli archivi: una vera chicca, soprattutto, vedere l’assonometria dell’abitazione privata dell’architetto e della sua famiglia, in via Dezza. Pare non superasse gli 80 mq.

Gio Ponti. Amare
L’architettura
Museo Maxxi
Roma
A cura di
Maristella Casciato
Fulvio Irace
Fino al 13/04

Nicoletta Zanella

 

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