Più di 50mila le visite al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato dal 17 ottobre scorso ad oggi: questa la cifra record comunicata direttamente dal museo toscano.

In soli quattro mesi si contano, infatti, un numero di 35.000 ingressi al museo, di cui 29.000 circa i visitatori alla mostra “La fine del mondo”, 2.429 i partecipanti agli eventi organizzati dalla Struttura, 1477 gli uditori al cinema del Centro, 1.984 gli studenti della Pecci school e 15 mila i presenti alle giornate del Grand Opening, provenienti da tutta la Penisola.

Tra le maggiori attrazioni offerte dalla struttura merita menzione, quindi, l’esposizione “La fine del mondo”, a cura di Fabio Cavallucci (dal 17 ottobre al 19 febbraio) che prevedeva un percorso tra le opere storiche di Picasso, Fontana e Boccioni, passando attraverso le installazioni di Hirschhorn, Oliveira e Garaicoa fino ai lupi di Cai Guo-Qiang.

Sebbene abbia destato particolare interesse e portato grande affluenza “La fine del mondo” non è l’unico avvenimento degno di nota realizzato dal Centro; 112 in totale sono, infatti, gli eventi cui il pubblico ha preso parte in questi 4 mesi, tra i quali si annoverano proiezioni cinematografiche, appuntamenti musicali e le lezioni del sociologo Zygmunt Bauman e dell’antropologo Marc Augè.

“Quando in sede di inaugurazione parlai di Effetto Pecci – commenta Irene Senesi, Presidente della Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana – volendo con questa espressione ricordare il famoso precedente Effect Beaubourg, non era solo l’auspicio ma l’obiettivo sfidante che ci siamo posti tutti insieme: quello cioè di divenire punto di riferimento per la collettività e non solo per gli esperti e amanti dell’arte, un festival permanente del contemporaneo perché abbiamo bisogno di cultura 365 giorni l’anno, il simbolo di una città che guarda al futuro”.

Ora si attende, dunque, la nuova stagione espositiva che prevede un calendario fitto di manifestazioni inedite di sicura attrattività. Dall’8 aprile sarà, quindi, il turno de “Dalla caverna alla luna”, a cura di Stefano Pezzato: una mostra di opere di 60 artisti sviluppata “come percorso di esperienze dirette da fare dentro la raccolta”.

A fine aprile sarà, poi, la volta del coreografo francese Jerome Bel che diletterà il pubblico con le sue performance di “non danza”.

In conclusione si avrà una ricostruzione della sezione Opera e Comportamento della Biennale di Venezia del 1972, a cura di Renato Barilli. Ammirando opere di artisti del calibro di Mario Merz, Luciano Fabro e Gino De Dominicis, sarà portata alla luce la tematica “del processo in opposizione alla staticità dell’opera”.

MDN

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