Meritocratica: l’intrigante esposizione di Stefano Ruggia a Pisa

Quel mondo brulicante di simboli

Pisa e l’arte contemporanea trovano nello Spazio sopra le Logge (proprio di fronte a Ponte di Mezzo, adiacente alla celebri Logge dei Banchi, e pochi passi da Palazzo Blu) un nuovo e più dedicato ambiente entro cui fare ricerca artistica contemporanea per una comunità che non si sente più soltanto localizzata.

Lo Spazio ospita, fino al 30 aprile 2019, una tra le più intriganti esposizioni degli ultimi anni: “Meritocratica” di Stefano Ruggia, mostra a cura di Francesco Mutti, con il Patrocinio del Comune di Pisa e promossa dall’Associazione “Cris Pietrobelli”.

L’artista italiano occupa le complesse architetture della struttura con assoluta intraprendenza, giocando con la sua particolare natura di vuoti e pieni, scorci prospettici, scale e altezze vertiginose; e con i materiali che la compongono (acciaio e vetro, su tutti). Le opere si collocano dunque in uno spazio inverosimile, elusivo e destabilizzante nel quale, immediata, salta agli occhi la ragionata attenzione concessa all’allestimento. Infatti, il progetto “Meritocratica” rappresenta la meta agognata di un viaggio che ha segnato Stefano Ruggia in quasi quattro anni di attività e che ha trovato nella banalità riproducibile così cara all’arte contemporanea del secondo dopoguerra – pop compresa -, quella giustificazione formale che sostiene con propria forza il peso di tale percorso. L’esposizione si snoda come un vero e proprio itinerario artistico, compartito in più momenti narrativi gestiti nei vari ambienti in ragione di uno sviluppo organico che sostituisce a una conoscenza sommaria, iniziale e parziale, una visione più approfondita, figlia di riflessioni sul significato comunitario dell’esperienza culturale. Su tutte le opere, campeggia ora l’idea di simbolo multiforme che definisce la società contemporanea dall’interno – e che, di conseguenza, determina gli uomini che la compongono – mediante soggetti tratti da una cultura di massa globale e trasversale; ora quella di metafora propriamente sociale (com’anche intellettuale) animata dalla presenza di soggetti feticci recuperati dall’universo degli insetti (ragni, mosche, formiche) come di altri determinati animali (talvolta uccelli e topi) in quanto significativi esempi di efficienza corporativa. Comunità costruttive e, per molti versi, armoniche, non certo meno organiche o strutturate, sinceramente longeve e dalle qualità riconosciute che, al cospetto di una (nostra) allarmata e allarmante società, diventano giudici tanto inconsapevoli quanto ironici. Con questa rassegna Stefano Ruggia chiude il suo cerchio vitale in relazione alla disamina della nostra società: in evidenza assoluta il rapporto tra l’essere umano, un quotidiano frantumato in una miriade di oggetti-simbolo dai quali viene continuamente ora condizionato ora qualificato e una natura la più minuta possibile come allegoria dell’inutile e dell’insignificante, alla quale assegnare invece valori critici, positivi e rigenerativi. Tale processo prende le mosse da lontano: e viene chiarito nella comparazione di questi anni produttivi. La serie Melting Hot analizzava le dinamiche consumistiche che costituiscono la cultura occidentale delle identità individuali nella gelida considerazione di una oggettuale e infinita riproducibilità senz’anima; il progetto Morfologie del Quotidiano invece arrivava a chiarire in maniera inequivocabile la natura effimera di tale frammentazione iniziale, eliminando completamente qualsiasi rapporto simbiotico con l’essere umano che la racchiudeva. Adesso il circuito si completa: Ruggia tramuta la sua produzione in elementi vitali, meritevoli di uno spazio prima inesistente. A quella attitudine statica, assai poco critica, formalmente ininfluente che gli oggetti possedevano, l’artista sostituisce ora un brulicante universo di esseri che reclamano a gran voce la propria autorità. Un mondo intero di organismi seriali padroni assoluti della scena che banchettano sul ricordo dell’essere umano. Il valore sociale di tali organismi è tanto palese quanto sottile: e si colloca all’interno di una consapevolezza di più ampio respiro che si giustifica nella nostra attualità per comprenderla, regolarla, migliorarla.

Diego Cicciarella

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