Luc Tuymans - 1994-The-Rabbit

Questione di pelle
Un pittore cinefilo che rivendica l’«autentica falsificazione»

 

DIPINTI FIGURATIVI IN BILICO
TRA REALTÀ E RAPPRESENTAZIONE
AD ALTA DENSITÀ DI CONTENUTI

 

A Palazzo Grassi fino al 6 gennaio 2020 è allestita “La pelle”, prima personale italiana di Luc Tuymans (Mortsel, Belgio, 1958). In continuità con i precedenti progetti della Fondazione Pinault, unitamente alla curatela di Caroline Bourgeois, è stata concessa all’artista per l’allestimento carte blanche.

Così è nata “La pelle”, il titolo è tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte – nella sua casa venne girato “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard.

Tuymans è un cinefilo e nell’opera Le Mépris rappresenta, in maniera fredda, quella famosa dimora dell’isola di Capri divenuta metafora dell’amore finito, vissuto nel film da Bardot e Piccoli.

L’esaurirsi di un sentimento, le inquietudini e le tensioni interiori che si risolvono anche in azioni violente, l’identità del soggetto, dell’oggetto, e il rapporto con la sua rappresentazione sono le domande che tornano in maniera ricorrente nel lavoro di Tuymans. La profondità esistenziale di questi interrogativi si esprime con la scelta dei soggetti ma anche dei colori diafani quasi immateriali. L’artista fiammingo definisce la sua pittura “autentica falsificazione”, infatti non dipinge dal “non vero”, ma rappresenta “immagini di immagini”.

Per l’amica Marlene Dumas “… il suo lavoro parla di verità psicologiche universali e al contempo del significato specifico e limitato delle immagini in quanto tali, e di come rimettere in discussione questa comprensione”. Nelle 27 sale di Palazzo Grassi vediamo, quindi, una pittura di figurazione in bilico tra realtà e rappresentazione, densa di contenuti, quasi che l’esperienza concettuale sia comunque contenuta in quelle figure alla pari di quanto accaduto con i grandi del passato ai quali Tuymans talvolta fa riferimento nell’uso del colore (Goya in Balone, Caravaggio e Rubens in Cook).

La coerenza e la profondità di questa ricerca connotano anche i lavori politici come Schwarzheide, il grande mosaico in marmo posto all’ingresso dell’edificio – il titolo è preso dal nome dell’omonimo campo di lavori forzati in Germania. Che cosa sapeva dell’olocausto Albert Speer (dipinto con gli occhi chiusi in meditazione), l’architetto capo del partito nazista?

Domande esistenziali attraversano opere come Hut, dove si coglie la fragilità della casa, l’autoritratto Me. Big Brother e Twenty Seventeen fanno riferimento al cinismo di una società contemporanea nella quale valori obiettivi come il successo e la ricchezza contaminano l’uomo.

La contemporaneità è pervasa anche dalla violenza del clown killer (Balone), e dalla manipolazione anche genetica della natura (Isabel) come si percepisce nei canarini Isabel e Orange.

L’ARTISTA TRADUCE IN IMMAGINI
LA SOFFERENZA UMANA, MA SA ANCHE
DONARE APERTURE DI SERENITÀ

L’artista Tuymans traduce la sofferenza umana. C’è, tuttavia, un’opera di sapore morandiano, trattata come un acquarello di Cézanne, che avvolge e rasserena: È Still Life, un lavoro monumentale creato in risposta alla tragedia dell’11 settembre 2001.

Ancora vita perché la vita non è effimera e fragile, ma, al contrario, resiste e ha resilienza.

Questa “La pelle” di Luc Tuymans.

Michele CIolino

LUC TUYMANS
LA PELLE
PALAZZO GRASSI
VENEZIA

A CURA DI
CAROLINE BOURGEOIS
LUC TUYMANS
FINO AL 06/01/2020

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