Alighiero Boetti

A Palazzo Bartolini Salimbeni prosegue il viaggio nel “secolo breve”

 

Il piano nobile del Palazzo Bartolini Salimbeni, che aveva accolto lo scorso anno i capolavori della prima metà del ‘900 appartenenti alla collezione personale del gallerista fiorentino Roberto Casamonti, ora presenta l’arte della seconda metà del secolo scorso scelta da questo straordinario personaggio seguendo il proprio gusto affinato da decenni di appassionata frequentazione del suo ambiente. Afferma in proposito: “Questa seconda selezione risponde anzitutto a criteri qualitativi strettamente inerenti le mie passioni e le mie valutazioni a fronte di numerosi parametri. (…) Naturalmente nelle mie valutazioni ha contato anche l’autorevolezza di qualche storia artistica che ho constatato essere obiettivamente fondata.” Dove il subitaneo innamoramento sposa la risposta della realtà. Bruno Corà ha aiutato Casamonti nella difficile scelta tra tanta magnificenza anche perché “di alcuni di loro Casamonti ha acquisito e destinato alla Collezione più di un’opera. È il caso di Pistoletto e soprattutto di Boetti, che dopo Fontana è l’artista a cui egli ha dedicato più energia, passione e attenzione”.

 

Di scena arte povera e cinetica, noveau réalisme, minimalismo, arte concettuale, fluxus, graffitismo e transavanguardia

 

In rassegna spicca infatti quell’imponente, raffinato, sontuoso Tutto, un ricamo su tessuto di quasi sei metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza, che il maestro torinese ha realizzato tra il 1992 e il 1994. Di contrasto, per rimanere nell’ambito dell’arte povera, si incontra un Kounellis del 1989 dall’implacabile durezza narrativa rappresentata dall’aggressivo ancoraggio di ganci alla parete a preservare la reliquia di una lampada a petrolio. Incontriamo quindi, tra gli altri, i protagonisti dell’arte cinetica, del nouveau réalisme, di fluxus, del minimalismo, dell’arte concettuale, del graffitismo e della transavanguardia. Un’emanazione internazionale di quest’ultimo movimento è quel Kiefer che presenta un appassito mazzo floreale annegato nell’impasto della tela, mentre il graffitista Basquiat descrive le insondabili alchimie del suo mondo interiore in un Senza titolo del 1984. E questi sono solo alcuni esempi di un percorso che persegue la qualità e il gusto di un collezionista che invita la gente a casa propria, a misurare sulle pareti il personale piacere della stupefazione. E, come nella precedente circostanza, il successo di pubblico e di critica è garantito.

Luciano Caprile

 

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