Matteo Pugliese Becoming 2019

“Le mie mani, per i 500 anni di Leonardo”
Una grande installazione di 8 metri rievoca il cenacolo vinciano

 

“C’È DELL’AUTOBIOGRAFISMO NEL TITOLO
DELLA MOSTRA: LE MANI RAPPRESENTANO
IL FARE, CONCETTO CHE MI È MOLTO CARO”

 

Si svolge nella nuova sede della IMAGO Art Gallery di Lugano la mostra personale di Matteo Pugliese “Nelle tue mani” che, nel cinquecentenario della morte di Leonardo, propone una grande installazione di oltre otto metri quale interpretazione del Cenacolo vinciano e oltre venti opere della produzione più recente dell’artista appartenenti alle serie Extra Moenia e Custodi.

 

LO SCOPO DELL’ARTE NON CAMBIA: ESSA
DEVE FAR  EMERGERE  L’ANIMA DELL’AUTORE,
DEL SOGGETTO RITRATTO O UNO STATO D’ANIMO

 

Di chi sono le mani del titolo della mostra? Il primo riferimento a cui pensare è religioso, ma potrebbe non essere necessariamente così. “Tue” di chi?

 Nelle tue mani è il titolo dell’opera principale della mostra, ossia la mia interpretazione del cenacolo vinciano. In esso, tutta la carica emotiva e narrativa del tragico momento rappresentato è affidata alle mani. Alla frase di Cristo “uno di voi mi tradirà” fanno seguito tutte le reazioni degli apostoli che sono espresse dai gesti, ancora più che dalle espressioni dei volti.

L’altra ragione della scelta di questo titolo è autobiografica. Le mani rappresentate nelle mie opere sono in effetti le mie, poiché sono mie le mani che studio quando devo modellarne una. Il mio lavoro implica lo “sporcarsi le mani” con l’argilla, il sudore e la cera, caratteristica che mi piace ricordare e rivendicare.

Le mani rappresentano anche il “fare”, l’agire, concetto che mi è molto caro e che è la genesi della mia serie Extra Moenia, le sculture che lottano per liberarsi dalla parete.

 

 

Nell’anno che celebra i 500 anni della morte di Leonardo, diverse esposizioni hanno onorato la ricorrenza. Lei perché lo ha fatto? Cosa e quanto deve a Leonardo e, più in generale, alla tradizione artistica italiana?

Ogni italiano – artista o no – credo sia debitore della cultura rinascimentale più di quanto creda.

Leonardo è una fonte di ispirazione fortissima e il cenacolo vinciano continuerà sempre a raccontare qualcosa di noi perché eterne e terribilmente umane sono tutte le emozioni che vi sono racchiuse. Forse il difficile è superare la comprensibile soggezione del mettersi in dialogo con un “peso massimo” senza il timore di essere tacciati di presunzione o di superbia.

È un’opera talmente celebre e riconoscibile che nella mia interpretazione ho voluto mantenere solo la linea di contorno del gruppo di Cristo con gli apostoli, eliminando tutti gli altri riferimenti.

 

 

Leonardo ha affermato: “Lo bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’homo e il concetto della mente sua”. E un buono scultore, secondo lei, cosa deve fare?

Credo che quanto enunciato da Leonardo si adatti perfettamente anche al bravo scultore. Un conto è la rappresentazione corretta della realtà, obiettivo che può conseguire anche una fototessera, altro è far emergere dalla rappresentazione l’anima dell’autore, del soggetto ritratto o uno stato d’animo.

Cerco di conseguire questi obiettivi sia col trattamento della superficie della scultura, incidendo e scarnificando l’argilla, imprimendo una certa tensione personale e istintiva, sia attraverso l’espressività del corpo.

 Eleonora Caracciolo Di Torchiarolo

 

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